PICCOLA RIFLESSIONE PERSONALE SULLA FIGURA
DEL CROCIFERO
È la sera del Giovedì
Santo
Da poco è terminata la celebrazione della messa
"in Cena Domini".
Le campane sono state legate.
La trikk e trakk ora si sente vicina ora lontana.
Gli uomini si intristiscono per la commemorazione dell'avvenimento
della Passione di Gesù.
Sono divenuti quasi muti. Si muovono per le strade con un senso
di preoccupazione.
Intimamente si domandano: "Anche noi siamo responsabili della passione
di Gesù?".
Il cuore di ciascuno per un attimo si ferma. Poi risponde:
" Sì, anche tu ne sei responsabile".
Mille propositi di riscatto affollano la mente nel silenzio, quasi
tombale,
della incipiente notte in cui la visita alle chiese la si effettua
come a percorrere idealmente la via della Croce.
Il cuore s'interroga quasi smarrito: " È' proprio pesante quella
Croce?".
Le struggenti risposte ottenute dal silenzio, forse mai volute comprendere,
perché non ritenute idonee per il proprio "io", rendono l'animo
umano, per un attimo , atterrito.
Tu, invece, Viacràoce, almeno una volta l'anno vuoi essere fratello
di Colui che da sempre ti ha chiamato così !
Vestito con quel semplice saio nero, con una corona di spine sul
capo, scalzo, con la catenella legata ad un piede, ti prepari a
chiedere a Dio, che solo sa leggere nel tuo cuore, la Sua misericordia
per quanto di non coerente tu possa aver compiuto.
I passanti, frettolosi, vedendoti con quella pesante croce sulle
spalle, inopinatamente commentano:
"Chissà quanti peccati ha da scontare!"
La catena legata ad un piede, col suo strisciare sulla sede stradale,
richiama alla mente l'offerta sofferenza del tuo Redentore nel percorrere
la via che tu stai percorrendo.
I tuoi piedi sono nudi. Non ti preoccupi se la strada sia bagnata
e piena d'insidie di ogni genere.
Una pietruzza o qualcosa di duro ti fa soffrire per il dolore al
piede ed a tutto il corpo.
Tu, però, non ti impressioni, vai diritto, silenzioso.
Preghi il tuo Fratello maggiore che ti aiuti nell'accettare sia
il dolore che ti procura ciò che incontri sulla sede stradale sia
quello fisico generale che ti arreca il peso della croce.
La tua Fede è incrollabile: "c'è la farò! Lui mi darà la forza.
Credo nel suo aiuto".
Sei molto alto, ben robusto.
La croce è una di quelle pesanti.
I tuoi piedi sono misura 43, molto nodosi, come le grandi mani con
le nocche ben visibili, poiché esse stringono ben bene il braccio
della croce.
La loro ruvidezza è il segno inconfondibile del tuo duro lavoro
giornaliero per procurare il pane quotidiano alla tua famiglia.
Sei solo per la strada deserta. Io ti seguo con tutto il cuore per
cercare di darmi una risposta a quanto compi.
Penso: "Costui sente più di me il dovere di rendere grazie a Dio
almeno una volta l'anno per tutto quello che Egli gli ha dato".
Sei un vero pubblicano penitente: chiedi a Dio, anche con un gesto
esteriore, misericordia per come ti comporti nella vita quotidiana.
Mi hai fatto riflettere molto.
Con amarezza ho riscontrato che io sono meno pubblicano di te.
La tua semplice lezione mi ha spronato a seguirti, proponendomi
di accettare, con amore, tutti gli inconvenienti, possibili ed immaginabili,
provocati dal comportamento poco corretto dei miei simili.
Insieme stiamo per raggiungere una chiesa.
Tu non mi vedi né mi senti.
L'aria della notte è discretamente rigida.
Tu scalzo, forse non senti freddo. Io, invece, pur avendo le scarpe
con la pelliccia, sento freddo e cerco di rinfrancarmi stringendomi
nel soprabito.
Il mio freddo viene dalla poca coerenza d'amore messa nel seguirti.
Tu, invece, sei più semplice di me, non avverti alcun disagio.
Il fuoco del tuo "credere" incondizionatamente ti rende quasi insensibile
all'inconveniente.
Sei alla soglia della chiesa. A fatica sollevi dalla spalla con
le braccia la pesante croce e con dolcezza la poggi alla parete
della chiesa. Entri in chiesa.
Una penombra quasi strana ti accoglie.
Gli archi, le colonne, gli altari spogli e la quasi assenza di fedeli,
con il loro muto parlare con Gesù ti spronano a stare un po' di
più a colloquio con il Fratello maggiore.
Slacci la cordicella che ti tiene legata alla caviglia la catena
ed in ginocchio ti avvii verso l'altare, illuminato a festa ed infiorato,
ove Colui che ti ha chiamato ti aspetta.
Dopo aver silenziosamente ascoltato quanto il buon Gesù Sacramentato
ha fatto pervenire al tuo cuore, ti batti la schiena con la catena
in segno di penitenza e perché il dolore che tu avverti ti aiuti
a capire la sofferenza di Gesù.
Almeno per questa notte vuoi offrirGli la tua piccola, ma sentita
sofferenza in isconto delle tue colpe.
La catenella nel colpire la schiena produce un suono quasi sordo
come la colpa, ma cadendo sul pavimento il suono emesso è come un
lampo di gioia, perché ti senti libero da un peso opprimente.
Ti osservo attentamente con amore.
Il mio cuore diventa piccolo piccolo, tanta è forte la tua lezione
di Fede.
Anch'io chiedo al buon Gesù di aiutarmi ad essere più accogliente
verso le mie pene, ma soprattutto nel cercare di lenire quelle degli
altri.
Ti fermi dal batterti la schiena.
Preghi ancor un attimo in silenzio.
Colui che ti ha chiamato, certamente, ti ha parlato con la stessa
semplicità con la quale tu Gli hai parlato.
Osservo con attenzione le piante dei tuoi piedi: sono sporche di
tante malefatte che si commettono, sono queste che fanno paura,
tanta paura.
Lo sporco dei polverosi residui della strada non fa pura, si pulisce
e subito, ma il male fatto sopravvive inesorabile, anche dopo la
morte.
Questo insegnamento di Gesù lo consideriamo solo durante quelle
ore del Giovedì Santo.
Poi le implacabili tenebre tornano ad oscurare le coscienze. Hai
finito le tue preghiere. Lentamente riagganci alla caviglia la catenella.
Ti avvii verso l'uscita per riprendere la tua croce e proseguire
il tuo cammino penitenziale.
Avverto che il tuo fisico incomincia a sentire il peso della croce.
Con discrezione ti aiuto a sollevarla per poggiarla sulla spalla
che ritieni meno affaticata.
Non sei scoraggiato. Ti noto deciso a riprendere, nel silenzio della
notte, il tuo solitario cammino penitenziale.
Con tristezza io ti vedo allontanare nel prendere un'altra strada.
Non so chi tu sia.
Certo sei uno che come me crede in Dio, Uno e Trino.
Ti vedo scomparire in fondo ad un strada che conduce ad un'altra
Chiesa.
Ti chiedo umilmente scusa se non ti seguo più materialmente, però
ti ho idealmente affidato il mio cuore, perché insieme al tuo possano,
in ginocchio davanti a Gesù Sacramentato, con le mani alzate verso
il cielo, chiedere a Dio Onnipotente: "Miserere Nostri Domine, miserere".
Chiunque tu sia stato ad essere da me seguito, voglio raccontarti
una storiella molto cara ai nostri Antenati e trasmessa a me ragazzino
dalla nonna materna.
Il tuo andare per le chiese del nostro paese, chiamato ab origine
"Noja", è una pratica penitenziale molto antica, forse di origine
spagnola.
In Noja c'era un povero uomo dal fortissimo vizio della bestemmia.
Tutti gli abitanti del tempo lo conoscevano, tant'era la fama di
blasfemo.
Ebbene costui, nel giorno del Giovedì Santo, si professa pubblicano
in una maniera tutta particolare.
La sera tardi, prima di recarsi nella chiesa della Madonna della
Lama per indossare l'abito da crocifero, si sedeva ai gradini della
Croce in pietra che si trova, oggi, all'inizio del ponte sulla Lama,
che tanto tempo fa non esisteva ancora.
Una volta messo a nudo i piedi, estraeva dalla povera saccoccia
dei pantaloni una roncoletta, a r-ncèdd, e con la punta ben affilata
si procurava dei tagli sotto la pianta di entrambi i piedi.
Entrato in chiesa indossava il saio nero, secondo la tradizione,
e, postasi sulla spalla una croce tra le più pesanti, intraprendeva
solitario la sua "Via Crucis", così come lui sentiva, da pubblicano
penitente.
Finito il suo consueto giro per le chiese, tornava a quella di partenza.
Coloro che lo avevano visto partire lasciando le tracce di sangue
sul pavimento, con grande sorpresa notavano che quelle non venivano
più impresse, mentre costui usciva dalla chiesa.
Tutte le incisioni fatte con la roncoletta erano sparite.
Le piante dei piedi erano sane come se niente fosse stato mai fatto.
Il buon ladrone, dalla sua croce chiese a Gesù:
"Signore, quando sarai nel Tuo regno, ricordati di me".
"In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso".
Quel celebre bestemmiatore, che sapeva dare a quella maniera la
sua testimonianza di Fede, veniva ricompensato con la scomparsa
delle incisioni fatte ai piedi, onde essere in grado di riprendere
il suo difficile cammino lungo la strada della vita.
Viacràoce che in quella notte percorri col cuore e col fisico il
cammino commemorativo delle sofferenze di Gesù, offerte a Dio Padre
per la nostra Redenzione, abbi sempre salda nel tuo cuore la Fede
in Dio misericordioso, così come hai fatto umilmente capire a me,
che silenziosamente ti ho seguito quella notte.
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